Collare da Capra

Tsenevalla, tsambreusse, sentchuigne, coréya…
I nomi dati ai collari di mucche, capre e pecore sono
tantissimi. Così come sono innumerevoli i disegni e le
decorazioni effettuate su cuoio e legno.
La capra era l’unica risorsa delle famiglie di alcune località
della Bassa Valle: era la mucca del povero, ed essendo
povero l’allevatore non poteva permettersi di comprare il
cuoio per fare la cintura dei campani. Il legno dei boschi, al
contrario, era alla portata di tutti: ed è così che l’allevatore
si improvvisa artigiano e scopre che le lamine di legno
bagnate nell’acqua calda si piegano. La lamina viene
bloccata per far tenere la forma ad arco; viene chiusa con
un cavicchio inserito nei fori di incastro.
I collari servivano nella vita quotidiana per attaccare la
campana in modo da localizzare facilmente gli animali
lasciati liberi al pascolo. C’erano e ci sono tutt’ora i collari
della “festa” usati in occasioni speciali, prima di tutto per
la dézarpa autunnale, e poi, per le rassegne e le bataille
delle capre.
I decori ad intaglio sono geometrici, il disegno è effettuato
col compasso, con precisione millimetrica.


Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Cliccando su CHIUDI o proseguendo nella navigazione acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy. CHIUDI